Da settembre ad oggi l'aumento dei prezzi è stato considerevole. Preoccupa l'inflazione, ai massimi storici dal post-2008: così la sostenibilità dei ristoranti è ad alto rischio.

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Articolo a cura di Gourmagazine
9 Febbraio 2022

Partiamo con un breve ripasso sul significato di inflazione. L’inflazione è l’aumento percentuale di prezzo di un determinato prodotto in un anno rispetto all’anno precedente.
Consideriamo, ad esempio, un kg di pane: se nel 2021 il prezzo del pane si aggirava in media intorno ai €2,50 al kg e nel 2022 è aumentato a €2,75 al kg, quell’incremento di 0,25 €/kg corrisponde al 10% del prezzo iniziale. Questa variazione percentuale è denominata INFLAZIONE (i numeri utilizzati sono casuali ed hanno il solo scopo illustrativo).

Con l’inflazione quasi al 5% (massimo storico dal 2008 ad oggi), l’ISTAT prevede che la famiglia media italiana possa trovarsi a spendere tra i 1000 ed i 1200 euro in più all’anno per riempire i propri carrelli della spesa.
L’aumento dei costi dipende principalmente dal rincaro delle materie prime a livello internazionale, con le aziende produttrici che si trovano a sostenere costi di produzione sempre più elevati; dall’aumento dei costi di trasporto, dovuti a loro volta all’aumento dei prezzi della benzina; dall’incremento dei costi di vendita, basti pensare alle bollette di luce e gas maggiorate di quasi il 50%.

Se prendiamo come esempio la pasta, ed analizziamo il cambiamento dei prezzi nel breve periodo, possiamo notare come da settembre a dicembre 2021 abbiamo variazioni tendenziali del +2,4%, +3,9%, +5,6% e +7,8%.

Così, anche i ristoratori si trovano di fronte ad una situazione molto complicata. Con i costi della materia prima alle stelle e quelli di trasformazione aumentati a dismisura, si vedono costretti ad aumentare a loro volta i prezzi sul menu per poter continuare il proprio business, con il rischio di diminuire il giro d’affari. Si stima infatti che per poter far fronte all’aumento dei prezzi, il 77% degli italiani sia disposto ad una drastica riduzione dei consumi, ed i primi a risentirne sarebbero proprio i ristoratori.
E poi c’è il capitolo salari. Con i costi della vita in esponenziale aumento, anche i dipendenti, nell’ambito della ristorazione come non, necessitano di un incremento salariale per poter tirare avanti. E se il ristoratore aumenta i salari è costretto ad aumentare ulteriormente i prezzi di vendita per coprire i costi, dando di fatto il via ad un circolo vizioso.

La soluzione? Difficile a dirsi. I migliori economisti del mondo sono al lavoro per cercare di contenere la curva dei prezzi e la BCE è pronta ad intervenire con una politica monetaria restrittiva basata sull’aumento dei tassi d’interesse. Inoltre, alcuni ammortizzatori sociali sono stati stanziati grazie al PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza post Covid) per venire incontro ad imprenditori e consumatori. Sarà abbastanza?

Articolo a cura di Davide Clivio

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