A Torino, con la recente new entry del Piano 35, sono presenti ben nove ristoranti con una Stella Michelin.

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Articolo a cura di Gourmagazine
24 Gennaio 2021

Del Cambio *

Ristorante fondato nel 1757, Del Cambio è un luogo d’innata eleganza dove la dicotomia tra arte contemporanea e arredi da romanzo d’epoca trova continuità nel menu dello chef Matteo Baronetto, cuoco che ha dato un grande contribuito allo sviluppo della cucina italiana d’avanguardia nei primi anni Duemila. Abile nell’alternare manicaretti di stampo tradizionale a piatti più moderni e creativi, nel suo menu fanno capolino proposte sintetiche, ma altamente eloquenti e mai eccessive. Per conoscerlo in maniera un po’ più diretta, gli ispettori consigliano di prenotare lo Chef Table: massimo quattro persone ed un percorso pensato al momento. Completano l’offerta il light lunch, l’eccellente caffè “Farmacia” e “Il tavolo della cantina”, uno spazio che custodisce ben 19 mila bottiglie collocato nelle fondamenta fisiche e spirituali del ristorante, sede di cene conviviali e degustazioni.

Condividere *

“Condividere” è un vivace progetto ideato dal celebre chef Ferran Adrià insieme ad un importante marchio del made in Italy, nel cui quartier generale si trova. La promessa del nome è mantenuta: si condividono infatti la qualità del cibo, ma anche un’allegria giovane e moderna che fluttua nell’allestimento onirico disegnato da un famoso scenografo premio Oscar, Dante Ferretti. In un teatro dell’esperienza, urbano e colorato, che ricorda certe realtà newyorkesi, si possono effettuare percorsi, più o meno lunghi, fatti di piccoli assaggi, o scegliere à la carte, meglio ancora miscelare le 2 formule. I piatti sono moderni, i sapori interessanti spaziano dalla terra al mare, dal Piemonte al resto del mondo, mentre i dessert e i caffè sono serviti in una saletta dedicata. E in un’ottica di condivisione, si consiglia di partecipare idealmente al lavoro degli chef prenotando il tavolo fronte cucina, guidata dallo chef Federico Zanasi.

Magorabin *

In dialetto piemontese, Magorabin è l’uomo nero o meglio lo spauracchio con il quale si tengono a bada i bambini, curiosa come insegna di un ristorante, non è vero? Ma ancora più originale è lo chef-patron Marcello Trentini, con i suoi lunghi dreadlock, amante dei viaggi e delle filosofie rastafariane dell’India, che ha studiato cinema e belle arti ed è finito ai fornelli quasi per caso. Ma il caso non esiste ed una volta individuata la sua passione, nonché vocazione, è stato un continuo crescere, scoprire e divenire. Nei suoi piatti sono rinvenibili echi della tradizione regionale con ingredienti locali ed internazionali, grande sinfonia di sapori ed una rara combinazione tra audacia, sensibilità, cultura gastronomica e tecniche sopraffine. Tre i percorsi degustazione: Gran Torino (elogio della tradizione) – Iconici (le specialità illustrano la filosofia di Marcello) – Opera (5 atti, come in una pièce teatrale). Da questi menu si possono estrarre alcune portate a piacere.

Vintage 1997 *

Ambiente ovattato e stiloso, velluti rossi e tavoli coperti da tovaglie immacolate: Vintage 1997 è una vera, grande tavola della borghesia torinese che ha visto passare nel corso degli anni alcuni tra i più importanti protagonisti della vita cittadina. Circa la cucina, la brigata di bravi cuochi porta avanti una linea che allude a proposte creative, soprattutto nel menu LUNAPARK (su prenotazione!), ma c’è anche Punt e Mes che racconta in maniera più esaustiva il territorio. Nella regione che – nell’immaginario collettivo – si vuole più orientata ai sapori di terra, osate il proverbiale crudo di mare. Importazione diretta di Champagne ed altri vini esteri. 

Casa Vicina Eataly Lingotto *

Coppia nella vita e nel lavoro, Anna Mastroianni e Claudio Vicina sono gli chef-patron di Casa Vicina all’interno di Eataly Lingotto. È una saga famigliare iniziata nel lontano 1968 quando i nonni aprirono un ben più modesto ristorante a Borgofranco d’Ivrea; oggi – a garantire l’alto standard del locale – concorrono anche Stefano, fratello dello chef che fa il sommelier (la proposta enoica poggia su oltre 4000 referenze!), nonché responsabile di sala coadiuvato da Laura figlia maggiore della coppia. Ma un posto, in questo caso in cucina, se l’è ritagliato anche Silvia, che aiuta mamma e papà a sfornare piatti d’impronta regionale permeati da un leggero afflato moderno.

Spazio 7 *

Al 1° piano dello Spazio Espositivo della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, associazione dedita all’arte contemporanea, la cucina di Spazio7 ripercorre i sapori più autentici della tradizione italiana, con alcuni omaggi al Piemonte e alla storia culinaria di Torino. Alla ricerca dell’umami, i sapori di Alessandro Mecca sono decisi e netti; le preparazioni di moderna eleganza estetica lasciano tuttavia intravedere qualche nostalgia del passato, proponendo al tempo stesso l’originalità dello chef. Se i menu hanno già tanto da raccontare, aspettatevi qualche inatteso fuori carta: ovvero piatti che nascono in giornata senza necessariamente essere replicati l’indomani. A pranzo, si rimane al piano terra con ricette più semplici al bistrot-caffetteria.

Ristorante Carignano *

Punta di diamante gourmet del Grand Hotel Sitea, pur riservando qualche citazione alla tradizione regionale, il ristorante propone piatti fondamentalmente creativi. Ai fornelli c’è Fabrizio Tesse: pragmatismo e rigore tutto piemontese, lui che – in realtà – è nato a Milano. Nel cuore nobile della città della Mole, una saletta bianca immacolata per un numero esiguo di tavoli. Gli ispettori consigliano: meglio prenotare (on-line)! 

Piano 35 *

Alimentazione geotermica, autoregolazione dell’illuminazione interna in base alla luce naturale, facciate a “doppia pelle”: il grattacielo che ospita questo ristorante è unico per innovazione architettonica, materiali e tecnologie d’avanguardia. Ma c’è di più. Piano35 si trova all’interno della serra bioclimatica dell’edificio, un ambiente sui generis in quanto giardino d’alta quota, che si sviluppa dal 35° al 37° piano. L’offerta del locale si basa su tre differenti proposte: “In Piemonte”, un omaggio di Marco Sacco alla grande tradizione culinaria sabauda, “Giro d’Italia”, in cui a farla da padrona è la materia prima del Bel Paese e “Piccolo Lago a Torino” che propone alcuni dei piatti più famosi della carriera e del successo dello chef. Ogni menu può essere assaporato nella versione light o in quella completa a seconda che si scelgano quattro o sette portate. 

Cannavacciuolo Bistrot *

Se per natura, il bistrot è la tipologia di locale più consona a favorire la convivialità, qui, tra i suoi spazi di disinvolta eleganza – ad un passo dal Po e dalla Gran Madre – troverete un’atmosfera effervescente, nonché una cucina che rende omaggio al nord e al sud, alla terra e al mare; su tutto regna sovrana la creatività dello chef, Nicola Somma. Campano come il suo mentore, il giovane cuoco prosegue nell’alveo segnato da Tonino introducendo – tuttavia – alcuni classici torinesi, rivisitati in chiave creativa. 

Fonte: Michelin Guide

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