In questo terribile periodo storico per il mondo della ristorazione nasce un progetto solidale a favore dei cuochi italiani

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Articolo a cura di Gourmagazine
3 Marzo 2021

Ivan Iurato, laureato in Scienze Politiche, è uno chef siciliano. Ha partecipato alla seconda edizione di Masterchef Italia, per poi ritornare nella trasmissione per Masterchef All Stars. Ma la sua vita in cucina non si é fermata lì, ed Ivan continua tutt’oggi coltivare la sua passione per la cucina.

In questo terribile periodo storico per il mondo della ristorazione e per i suoi colleghi chef, Ivan ha deciso di lanciare un progetto solidale proprio in favore di essi. Ecco cosa ci ha raccontato Ivan e da dove nasce il suo progetto.

In una delle mie prime esperienze nel mondo della ristorazione affiancavo un vecchio chef; era uno di esperienza, più di trenta anni di onorata carriera nelle cucine di mezza Italia, gli raccontavo di come sono arrivato alla cucina, di masterchef e della tv, della mia passione per il cibo ed il
territorio. Lui mi disse che questo lavoro non è per tutti, mi raccontò di tutti i piccoli e grandi sacrifici che i cuochi fanno ogni giorno per amore di questo lavoro, poi si accigliò un attimo, sospirò e mi disse:

“Se fai bene questo lavoro, lavorerai sempre e ovunque”.

Negli anni ho riflettuto parecchio su questa affermazione e l’ho trovata sempre veritiera, beh almeno fino allo scorso anno. La pandemia da Covid 19 ha completamente cambiato le cose, e se prima la ristorazione era, per chi conosceva il mestiere, un porto sicuro e accogliente, dove la mobilità e la flessibilità, l’esperienza e la bravura sul campo erano le sole cose che contavano, adesso non è più così. La ristorazione, uno dei pilastri dell’italianità nel mondo, mai come adesso è in profonda crisi. La chiusura dei ristoranti la sera, i lockdown, le zone colorate e le loro regole, hanno completamente cambiato le prospettive di questo lavoro.

Tanti chef (o meglio cuochi) si sono trovati improvvisamente senza più un lavoro, senza certezze e con pochissimi aiuti da parte dello stato. Il fatto che la nostra categoria non sia poi in alcun modo rappresentata da un sindacato ha isolato il potere contrattuale e la capacità di rivendicare o soltanto avanzare richieste come “corpo unico”, affossando la categoria in un coro stonato di iniziative, pretese e prese di posizione che hanno sfiorato l’illegalità (si pensi di recente all’iniziativa #ioapro).

In questa palude insidiosa e grigia c’è però chi si è saputo reinventare: il cibo da asporto è diventato un business serio, remunerativo e sicuro in tempi di covid.

E’ stato un anno in cui le “dark kitchen” sono fiorite, dove interi ristoranti si sono trasformati in laboratori per la produzione e la realizzazione di cibo destinato all’asporto. Il problema è che l’asporto funziona per lo più nelle grandi città, dove tutto gira intorno ai rider e alle ormai famose app di delivery come Glovo, Deliveroo ,etc.

Nei piccoli centri fare asporto si limita, nelle migliori delle ipotesi, a prendere delle pizze o qualche pezzo di sushi, difficile organizzarsi diversamente e difficile trasmettere al cliente che la famosa linguina alle vongole che veniva a mangiare una volta a settimana può arrivargli comodamente a casa. Anche perché, diciamoci la verità, è veramente difficile fare uscire dei piatti dalla cucina di un ristorante e avere la pretesa che la qualità resti invariata rispetto a quando quegli stessi piatti uscivano espressi e venivano serviti immediatamente ai clienti.

Di mezzo c’è il trasporto, la temperatura del cibo, i tempi tecnici per la cottura di certe pietanze, la loro consistenza e, non da ultimo, il loro aspetto, l’impiattamento.

Raccogliendo le voci e le testimonianze di tanti colleghi e mettendole insieme alla mia esperienza personale mi è venuta l’idea di #adottauncuoco. L’idea è quella di creare sinergie tra le aziende del territorio e i cuochi.

Ho sempre avuto questo pensiero, che un cuoco sia una sorta di interfaccia tra il territorio (con le sue materie prime, le sue specialità, le sue tradizioni) e la cucina. Un cuoco dovrebbe sempre raccontare la propria terra, far rivivere ai propri ospiti i veri sapori di quel particolare territorio, narrarne i gusti e i sapori, farli tornare un po’ bambini con la magia della cucina. Se a questo aggiungiamo che il lockdown ha invogliato un sacco di persone a cucinare da soli l’idea è venuta quasi in maniera automatica.

Perché non dare la possibilità ai clienti di farsi dei piatti di un particolare chef da soli? È vero, ci sono un sacco di video ricette ed io, come tanti illustri colleghi, ho un canale youtube ( e instagram) dove propongo le mie
ricette. Quello che però molti hanno difficoltà a reperire sono le materie prime. Spesso noi cuochi ci affidiamo all’artigianalità, compriamo certe materie prime da aziende che la maggior parte dei clienti ignora. Perché la grande cucina è fatta di dettagli e il risultato di un piatto cambia non solo per come si realizza, ma soprattutto per cosa c’è dentro.

#adottauncuoco vuole essere un raccordo tra gli chef, le aziende e i clienti di quello chef. Un cerchio virtuoso per tutti perché da una mano a tutti. Essenzialmente si tratta di pensare un piatto, relazionarsi con le aziende che di quel piatto realizzano le fondamentali materie prime e spiegare ai clienti come realizzarlo da soli, a casa propria.

Gli chef avranno la possibilità di “vendere” nuovamente quei piatti che li hanno resi celebri, le aziende avranno invece un nuovo e proficuo canale di vendita e i clienti potranno riassaggiare quel famoso piatto a cui sono affezionati. Sostanzialmente si realizza un kit che comprende tutte le materie prime che utilizzerebbe lo chef, dall’olio di oliva con una particolare indicazione geografica, alle conserve, alle spezie, passando magari dal vino. Il tutto correlato da una video ricetta specifica che ti spiega passo passo cosa fare e magari ti suggerisce cosa aggiungere per personalizzare quel dato piatto.

Ci si darebbe una mano tutti insieme, si darebbe la possibilità alle filiere enogastronomiche di continuare a vendere e, soprattutto, si da la possibilità agli chef di continuare a lavorare e sopravvivere a questa apocalisse gastronomica.

Con il Kit box #adottauncuoco , aiuterai il tuo chef preferito e la filiera produttiva che si cela dietro la scelta degli ingredienti di questo piatto.

All’interno del Kit potete trovare: 500 grammi di spaghetti biologici di grano antico siciliano del mulino Damigella
250 ml di salsa di ciliegino giallo biologico dell’azienda Agromonte
250 gr di ciliegino biologico semi-dry dell’azienda Agromonte
80 grammi di peperoncini piccanti biologici dell’azienda Terra D’aromi
100 gr di pane grattugiato di farine siciliane biologiche dell’azienda Punto Caldo
100 ml di olio bio EVO del frantoio Sallemi igp (tonda iblea)
Il tuo sostegno darà un aiuto concreto a tante categorie del settore e avrai la possibilità di gustare a casa tua delle assolute eccellenze enogastronomiche.
Il kit comprende 4 porzioni di pasta di circa 130 gr cadauno. oltre ad una video ricetta che vi guiderà nella preparazione della ricetta scelta.

Potete sostenere l’iniziativa e acquistare il vostro kit direttamente sul sito di Bottega27 degustandocosì direttamente a casa vostra delle assolute eccellenze enogastronomiche.

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